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Parkinson: cos'è e quali sono i sintomi?

Come riconoscerlo, come combatterlo, come comportarsi quando un parente viene colpito da questa malattia

Il Parkinson è di sicuro una delle malattie più comuni per gli anziani. Non esistono casistiche ufficiali sul numero di persone affette da questa patologia ma si sa per certo che la percentuale dei colpiti aumenta in maniera esponenziale con il passare degli anni

 

Cos'è il Parkinson?

"La malattia di Parkinson - spiega il Prof. Massimo Filippi, docente di Neurologia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Direttore dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano -  è una patologia degenerativa del sistema nervoso centrale caratterizzata dalla morte dei neuroni che utilizzano la dopamina per stabilire connessioni neurali. Nelle fasi iniziali sono coinvolte alcune strutture cerebrali quali i nuclei della sostanza nera del mesencefalo. Con l’avanzare della malattia la degenerazione neuronale coinvolge anche i gangli della base e la corteccia cerebrale. Si manifesta classicamente tra i 40 e i 70 anni di età, maggiormente nel sesso maschile. 

La malattia di Parkinson è caratterizzata dalla presenza di sintomi e segni motori quali bradicinesia (riduzione di velocità e ampiezza del movimento), tremore a riposo e rigidità. A queste manifestazioni si possono associare instabilità posturale e freezing del cammino, soprattutto con l’avanzare della malattia. Il freezing del cammino è un fenomeno fortemente disabilitante ed è solitamente descritto dai pazienti come “la sensazione di avere i piedi incollati al pavimento”. I disturbi della deambulazione si verificano maggiormente nell’iniziare il cammino, nel cambiare direzione di marcia, nell’attraversare spazi stretti o quando il paziente si trova in ambienti molto affollati. Anche le situazioni stressanti, come svolgere due compiti contemporaneamente, possono peggiorare sia il freezing che l’instabilità posturale".

I pazienti affetti da malattia di Parkinson possono presentare anche sintomi non-motori, alcuni dei quali possono già insorgere molti anni prima che si manifestino i deficit motori. Tipicamente la fase prodromica di malattia è infatti caratterizzata da disturbi del sonno, ansia, depressione e disturbi dell’olfatto. Nelle fasi avanzate di malattia invece possono insorgere disturbi cognitivo-comportamentali che vanno dal decadimento di singole funzioni cognitive alla demenza conclamata.

Parkinson: quali sono i principali sintomi?

"La diagnosi di malattia di Parkinson - continua il Dott. Filippi - viene eseguita tramite esame clinico e prevede il riscontro clinico di bradicinesia, ossia la riduzione di ampiezza e velocità del movimento in seguito alla ripetizione dello stesso. La bradicinesia è il segno cardine della malattia di Parkinson ma per fare diagnosi è necessario che sia associata a tremore e/o a rigidità degli arti e/o del capo/tronco. Inoltre devono essere presenti almeno due criteri di supporto tra: responsività alla levodopa (ossia la riduzione dei segni motori in seguito alla somministrazione di terapia farmacologica), la presenza di discinesia indotta dal farmaco, la presenza di tremore a riposo agli arti e la presenza di disturbi dell’olfatto. È necessario poi escludere la presenza di segni che sono invece tipici di altre malattie. Infine, alcune tecniche di neuroimaging come il DATSCAN e la risonanza magnetica sono di supporto alla diagnosi e possono essere molto utili per escludere danni secondari o patologie concomitanti". 

Principali cure e terapie?

"Le terapie  - aggiunge il Dott. Filippi - di cui al momento disponiamo non sono in grado di bloccare il decorso della malattia ma sono molto efficaci nel migliorare i segni e i sintomi motori e cognitivi. La levodopa e i farmaci associati giocano un ruolo cardine nel ridurre il rallentamento motorio tipico dei pazienti con Parkinson. Tuttavia, un’assunzione farmacologica prolungata nel tempo può da un lato provocare sensibilizzazione riducendo l’effetto terapeutico, dall’altro può indurre una serie di effetti collaterali sia dal punto di vista motorio che comportamentale, ad esempio discinesia e disturbo del controllo degli impulsi. La fisioterapia è sicuramente un valido strumento per migliorare la performance motoria e per ritardare la necessità di aumentare i dosaggi farmacologici. Recenti evidenze ne dimostrano gli effetti sul miglioramento del cammino, dell’equilibrio e della manualità e suggeriscono di iniziare il prima possibile un training fisioterapico specifico".

Quando l’effetto della terapia farmacologica non è più costante e si riscontra l’insorgenza di effetti collaterali dei farmaci come le discinesie è possibile passare ad un approccio chirurgico tramite la cosiddetta “deep brain stimulation”. Si tratta dell’impianto di un “neurostimolatore” che può essere considerato ad un pacemaker per il cervello.  

Quali sono i suoi suggerimenti sulle cose da fare e gli errori da evitare quando si ha in casa un malato di Parkinson?

In seguito alla diagnosi di malattia di Parkinson il paziente e la sua famiglia pensano inevitabilmente a cosa succederà nel futuro ed alla necessità immediata di modificare le proprie abitudini di vita per prepararsi al peggio. Come prima cosa è necessario affidarsi al neurologo per impostare la migliore terapia farmacologica. Successivamente, soprattutto nella fase iniziale di malattia, consiglio di non ridurre il proprio livello di attività ma anzi di incrementarlo. È quindi necessario che i famigliari evitino di aiutare il paziente in qualsiasi attività della vita quotidiana e che lo spronino a fare tutto il più possibile in autonomia. Sempre in una fase inziale di malattia, l’esercizio fisico ha effetti molto importanti sulle capacità motorie e cognitive e sulla possibilità del cervello di riorganizzare le proprie connessioni per sfruttarle al meglio. È quindi importante stimolare la persona ad intraprendere attività ludico-sportive quali ad esempio esercizio aerobico (bicicletta, treadmill, ellittica), Tai chi, danza (ad esempio tango) che incentivino anche la partecipazione del paziente in contesti sociali. È molto importante comunicare al proprio curante l’insorgenza di sintomi quali ansia, apatia e depressione impattanti sulla vita di tutti i giorni perché è possibile impostare delle terapie mirate sia tramite farmaci sia tramite supporto psicologico. Con l’avanzare della malattia è inoltre importante tenere monitorati i disturbi del cammino (ad esempio la presenza di freezing), dell’equilibrio e le cadute ed impostare il prima possibile un training fisioterapico specifico al fine di ridurre al minimo il rischio di caduta. Anche i disturbi cognitivi come i deficit di memoria, di attenzione, di programmazione e di risoluzione di problemi complessi devono essere ritenuti campanelli di allarme da segnalare il prima possibile al neurologo al fine di pensare ad un eventuale training cognitivo.