Demenza senile: come comunicare quando le parole mancano

demenza senile

La demenza senile è caratterizzata prima che dalla perdita di memoria in sé, dall'afasia, ovvero dall'incapacità di comunicare né verbalmente né per forma scritta a causa della morte cerebrale dell'area preposta alla funzione del linguaggio

L'afasia è una delle problematiche che caratterizza maggiormente la demenza senile ed è all'origine della maggior parte dei disturbi comportamentali del malato. L'impossibilità di utilizzare i termini più adeguati per farsi capire, per comunicare le proprie emozioni e per vedere soddisfatte le proprie richieste è causa di una profonda frustrazione che può sfociare in accessi di rabbia e comportamenti aggressivi prima, e in un forte imbarazzo che induce all'isolamento, poi.

1. Demenza senile: la comunicazione verbale

La comunicazione verbale dell'anziano affetto da demenza senile va incoraggiata e stimolata tramite il coinvolgimento del malato in conversazioni variegate, anche in presenza di più interlocutori, e con un atteggiamento sempre positivo. La persona che deve convivere con la demenza, infatti, si sente spesso messa in imbarazzo dal suo disturbo. E' quindi importante non farla sentire giudicata sottolineando i suoi errori, ma, al contrario, sorridendo e sforzandosi di comprenderla, magari provando ad interpretare le sue emozioni, senza mostrare particolari difficoltà. E' bene ricordare, inoltre, che l'anziano affetto da demenza senile tende ad utilizzare un linguaggio semplificato, con termini e proposizioni più elementari ed  è bene che il caregiver si adegui a questo nuovo registro, abolendo l'utilizzo di metafore, doppie negazioni e perifrasi che possono confondere il malato. Anche i tempi della comunicazione devono cambiare, facendosi più lenti: domande lineari, possibilmente a risposta chiusa, poste con tono pacato e una voce chiara possono aiutare molto l'anziano, specialmente se gli viene lasciato il tempo utile per la risposta. Bisogna ricordare, infatti, che non è produttivo subentrare immediatamente con un nuovo quesito o con un ausilio, perché questo scoraggia la perseveranza dei tentativi. Anche ripetere più volte i medesimi concetti può aiutare l'anziano a meglio comprendere il messaggio della comunicazione, anche utilizzano gli stessi termini salvo quelli che paiono bloccare il fragile interlocutore perché sono stati rimossi dall'afasia.

2. Demenza senile: la comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale diviene la risorsa più efficace con il peggiorare della demenza senile. Il tono di voce, la gestualità, la postura dell'intero corpo sono segnali fondamentali per il malato, che trae conforto dal contatto fisico e si sente maggiormente coinvolto sentendo ripetere più volte il suo nome o vedendo stabilirsi tra lui e gli altri interlocutori un contatto visivo che gli suggerisca quando intervenire nella conversazione. Anche porsi frontalmente rispetto al malato, alla sua stessa altezza e riflettere con l'espressione e con il tono della voce il proprio stato d'animo può essere di grande aiuto.

3. Demenza senile: la comunicazione scritta

Spesso, coloro che sono affetti da demenza senile hanno difficoltà a leggere oppure a comprendere ciò che hanno letto, e tale problematica può evolversi con il tempo. Per questo è consigliabile controllare periodicamente che l'anziano sia ancora in grado di leggere. Un'altra possibile soluzione al problema è quella di tenere allenata tale capacità, lasciando bigliettini promemoria sui quali sia scritto non più di un messaggio, semplice e lineare. Anche associare a tali messaggi delle immagini non troppo stilizzate può essere un buon modo per mantenere alto il livello di comprensione della scrittura, per esempio etichettando i mobili per indicarne il contenuto o le porte dell'abitazione per specificare a quali stanze permettono di accedere.