Chi affronta una malattia grave vive una condizione di “dolore totale”, che comprende sofferenza fisica, psicologica, sociale e spirituale. Per i familiari e caregiver, adottare una comunicazione empatica è fondamentale per favorire il benessere emotivo della persona malata e creare un dialogo rispettoso e di reale supporto.
In questo articolo, scoprirai quali frasi utilizzare e quali evitare per rendere la comunicazione empatica un vero strumento di sostegno.
Le Frasi da Evitare e le Alternative più Empatiche
- Non dire: “So come ti senti” / “Ti capisco”
- Meglio dire: “Posso solo lontanamente immaginare come ti senti, mi dispiace molto per ciò che stai vivendo.”
Perché? La sofferenza è un’esperienza soggettiva. Dire di comprendere appieno il dolore di qualcuno può risultare inappropriato e riduttivo. È meglio esprimere empatia senza presumere di sapere come si sente l’altra persona.
- Non dire: “Coraggio!” / “Devi essere forte”
- Meglio dire: “Come posso esserti di aiuto?” / “C’è qualcosa che posso fare per te?”
Perché? La malattia non è una scelta e non dipende dalla forza di volontà del paziente. Incoraggiarlo a “resistere” può farlo sentire sotto pressione e inadeguato. Meglio offrire un aiuto concreto.
- Non dire: “Come stai?”
- Meglio dire: “Come ti senti oggi?”
Perché? Per una persona malata, la qualità della vita è legata al presente. Una domanda generica come “Come stai?” può risultare difficile da rispondere. Chiedere “Come ti senti oggi?” aiuta a focalizzarsi sul momento e sulle emozioni attuali.
Perché la Comunicazione Empatica è Così Importante nell’Assistenza Domiciliare?
Nel contesto dell’assistenza domiciliare, una comunicazione empatica aiuta a:
- Migliorare il benessere psicologico del paziente.
- Ridurre il senso di solitudine e isolamento.
- Favorire un rapporto di fiducia tra malato, caregiver e operatori sanitari.
- Adattare l’assistenza in base ai bisogni emotivi del paziente.
Ogni parola conta: saper ascoltare e rispondere con sensibilità è un aspetto fondamentale per un supporto efficace.
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