Malnutrizione Anziano

Malnutrizione nell’anziano: rischi, sintomi, dieta

La malnutrizione nell’anziano è un problema assai spesso sottostimato, a dispetto della sua diffusione e delle indesiderate conseguenze che può generare. “In realtà può essere considerata una vera e propria ‘malattia’, che non distingue fra uomini e donne e ha un’incidenza rilevante (un soggetto su tre ne è colpito o rischia di esserlo) e riguarda anche e soprattutto i pazienti ricoverati in ospedale e gli anziani che vivono in Rsa e case di riposo”, sottolinea la dottoressa Agnieszka Marczewska, responsabile nutrizione di Nestlé Health Science Italia. “Gli anziani malnutriti vanno più facilmente incontro a malattie, con maggiori complicanze e con degenze ospedaliere più lunghe, durante le quali vedono tra l’altro triplicarsi il rischio di contrarre infezioni rispetto a chi si alimenta correttamente”. 

Quelle cattive abitudini

In termini assoluti, la dieta più frequente degli anziani italiani contiene poca verdura e frutta fresca, spesso un eccesso di insaccati e formaggi, un solo tipo di carne, pochissimo pesce, troppi condimenti e dolciumi. “Inoltre, nella terza età la dieta è monotona per abitudini, preferenze di gusto, difficoltà nel fare la spesa e nel preparare pietanze sempre diverse”, aggiunge la dottoressa Marczewska. “La scelta cade spesso su alimenti morbidi e di facile preparazione, non sempre nutrizionalmente adeguati a soddisfare i fabbisogni”.

Il fattore psicologico

C’è poi da considerare l’inappetenza, spesso anche legata a fenomeni di solitudine: “Aspetto tutt’altro che secondario”, prosegue la nostra esperta, “perché spesso l’isolamento psico-sociale e la depressione condizionano negativamente le abitudini alimentari, portando l’anziano a mangiare in maniera scorretta e non soddisfacente”. Oppure, all’opposto, l’anziano segue una dieta ipocalorica proprio come compensazione di una condizione che psicologicamente non lo soddisfa: “Cercare la gratificazione negli alimenti dolci è un comportamento comune, che diventa ancora più frequente nella terza età e può favorire ad esempio la comparsa del diabete”, spiega la dottoressa Marczewska. “Più in generale, c’è il rischio che si abbia un’alimentazione ricca tanto di zuccheri quanto di grassi, con la conseguenza comparsa – specie se il soggetto è poco attivo - di sovrappeso e obesità, condizioni che notoriamente aumentano il rischio di andare incontro a malattie”.  

Quando la causa è altrove

In alcuni casi la malnutrizione è conseguenza di specifici problemi di salute della persona anziana, a partire da una masticazione complicata. “La presenza di protesi dentarie e ancor peggio l’assenza di alcuni elementi finiscono inevitabilmente per condizionare l’alimentazione, con il rischio di preferire sempre e solo determinati alimenti ‘molli’ o liquidi che da soli non sono in grado di apportare tutti i nutrienti necessari alla buona salute”, commenta l’esperta. “Tipico è il caso di chi a cena assume sistematicamente ed esclusivamente una tazza di latte o una minestrina, che non rappresentano un pasto completo”. 

Anche eventuali alterazioni della deglutizione (disfagia orofaringea) possono essere alla base di un’insufficiente nutrizione: “Il problema è frequente negli anziani fragili (45% circa) e diffusissimo in quelli con patologie neurodegenerative, dal momento che riguarda oltre l’80% dei pazienti”, spiega la dottoressa Agnieszka Marczewska. “Alla malnutrizione la disfagia orofaringea associa poi il rischio di disidratazione e polmonite da aspirazione, motivo per cui è fondamentale riconoscerne precocemente segni e sintomi per attuare un intervento nutrizionale appropriato, che parte dal modificare la consistenza della dieta rispettando comunque le necessità nutrizionali del soggetto anziano”.

I sintomi da riconoscere

Indipendentemente dalle cause (cattive abitudini alimentari, problemi psicologi, disturbi fisici e malattie), se gli errori alimentari si protraggono, nella terza età la malnutrizione porta a un generale indebolimento dell’organismo e delle difese immunitarie. E se nelle strutture di ricovero (ospedali, case di riposo, Rsa) sta ovviamente al personale medico riconoscere il problema e trovare le adeguate soluzioni, in famiglia è invece il “caregiver” che deve porre attenzione a determinati segnali. “Il primo è un lento ma graduale calo di peso: è sufficiente una riduzione del 5% nell’arco di sei mesi (quindi 3 kg in un soggetto di 60 kg) per sospettare uno stato nutrizionale insufficiente. Il consiglio è di far pesare almeno una volta al mese l’anziano, per controllare se il peso rimane stabile oppure scende come detto. Un altro segnale d’allarme è l’inappetenza, per la quale basta ovviamente fare attenzione agli eventuali avanzi nel piatto”, suggerisce ancora la nostra esperta. 

La dieta e le corrette abitudini a tavola

Per assicurarsi tutti i nutrienti necessari nella terza età (al pari che in tutte le altre fasi della vita) la prima cosa da fare è quella di seguire una dieta varia ed equilibrata, che fornisca tutti i macro- nutrienti (carboidrati, proteine, grassi e fibre) e micronutrienti (vitamine e sali minerali). Di seguito, sempre con la consulenza della dottoressa Agnieszka Marczewska, ecco poi alcune utili dritte da seguire a tavola (o far seguire nel caso di anziani non autosufficienti). 

- Variare sempre il menu, facendo pasti leggeri e frequenti (colazione, pranzo e cena, più 2 spuntini a metà mattina e metà pomeriggio) e senza mai eccedere nelle porzioni.

- Masticare sempre con cura gli alimenti.

- Cucinare in modo semplice, senza eccedere con sale e salse. Per i condimenti usare prevalentemente olio extra vergine di oliva, ma anche piccole quantità di burro (meglio se a crudo).

- Assumere ogni giorno alimenti a base di cereali: pane, pasta, riso, crackers, polenta.

- Mangiare ogni giorno 2 porzioni di frutta e 3 di verdura, meglio di stagione e non eccessivamente cotta perché non si riduca il contenuto in vitamine e sali minerali.

- Limitare i dolci e le bevande zuccherine. Se si ha l’abitudine di bere vino e/o birra, farlo solo ai pasti e mai più di un bicchiere.

- Se si assiste un anziano in casa, non farlo mangiare da solo ma con gli altri componenti della famiglia, cosicché viva positivamente pranzo e cena considerandoli anche un momento di socializzazione.

Attenti anche all’idratazione

Oltre che a quelli solidi va poi fatta attenzione agli alimenti liquidi, anche perché negli anziani è frequente la tendenza a bere meno del dovuto. “Il fabbisogno idrico è di circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, oltre a quella già contenuta negli alimenti: vale a dire 6–8 bicchieri nell’arco della giornata”, avverte l’esperta. “L’acqua può essere  sostituita con te, tisane o camomilla, prestando però attenzione all’aggiunta di zucchero per non eccedere nell’apporto calorico”.

Il ricorso agli integratori

Rispettando le regole sin qui suggerite, il rischio malnutrizione viene considerevolmente ridotto o del tutto scongiurato. Ma in alcuni casi può anche essere utile ricorrere a prodotti specifici per integrare la dieta. “Il problema sta soprattutto nella capacità o meno di assumere la giusta dose di vitamine e sali minerali contenuti in frutta e verdura. Qualora l’alimentazione quotidiana si rivelasse insufficiente nel garantire questi micronutrienti, si può allora pensare di ricorrere agli integratori. Prima di farlo, è però fondamentale confrontarsi con il proprio medico curante o con un farmacista di fiducia”, suggerisce la dottoressa Agnieszka Marczewska.

L’utilizzo di tali prodotti può essere consigliato anche e soprattutto dopo una degenza ospedaliera. Diversi studi documentano infatti che la malnutrizione può innescarsi o aggravarsi durante un ricovero (si parla allora di “malnutrizione iatrogena”) per tutta una serie di possibili motivi: mancato riconoscimento della malnutrizione all’ingresso, vitto inadeguato, ripetuti digiuni per indagini, mancata assistenza ai pasti. Ecco quindi che, una volta dimesso, l’anziano potrebbe avere anche solo temporaneamente bisogno di specifici supplementi per riequilibrare la dieta in tempi rapidi.