Amore E Terza Eta

Amore nella terza età: quando nasce in casa di riposo

L’amore non ha età né confini. Quella che può apparire come una frase fatta, è invece una realtà affettiva vissuta sempre più spesso dagli anziani, inclusi quelli che vivono nelle case di riposo. “E non bisogna stupirsene”, commenta la psicologa e psicoterapeuta Laura Rivolta, “perché queste strutture offrono anche la possibilità di sviluppare una fitta rete di relazioni sociali, dalle quali possono nascere anche sentimenti molto profondi. Si collega sempre l'amore alla giovinezza, senza riflettere sul fatto che la terza età è una delle fasi della vita durante le quali si è più bisognosi di calore umano e di affetto, in cui quindi c’è ancora spazio anche per il desiderio di innamorarsi”.

L’importanza dei piccoli gesti

L'amore nella terza età, ancora di più se vissuto in residenze protette, è contraddistinto da un approccio molto delicato, senza manifestazioni eclatanti ma venato di sfumature estremamente poetiche”, prosegue la dottoressa Laura Rivolta. “In queste relazioni va considerato soprattutto l'immenso valore che viene dato a gesti semplicissimi, come tenersi la mano o portare il caffè l'uno all'altra. Benché possano sembrare dettagli minimi agli occhi di un osservatore esterno, per gli anziani coinvolti contribuiscono tantissimo alla riscoperta dell’affettività e possono risultare tanto gratificanti da diventare di importanza centrale. In un contesto comunitario come quello della struttura, danno modo alla coppia di anziani di instaurare un rapporto intenso, nel quale si riceve affetto, ma si riscopre anche il piacere di prendersi cura dell'altro”.

Un sentimento da non ostacolare

Non ha dubbi la nostra esperta: nel momento in cui nasce un sentimento d’amore tra due ospiti di una casa di riposo, va valorizzato perché fonte di benessere per entrambi. Non sempre però eventuali figli si pongono in termini altrettanto positivi di fronte all’inattesa storia d’amore: “Un atteggiamento che nasce in tanti casi dall’errore di considerare il nuovo ‘partner’ del genitore come un sostituto/sostituta del padre o della madre defunti. Va invece considerato il rapporto come una forma di affetto completamente differente, che soddisfa esigenze meno complesse, ma comunque profonde. Meglio allora scacciare qualsiasi sentimento avverso e permettere che certi sentimenti si cementino, perché possono solo fare bene al proprio caro”.