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Cuore ed anziani: il battito normale e aritmia. Che fare

27 Novembre 2020

Cuore ed anziani: il battito normale e aritmia. Che fare

Tachicardia, battiti accelerati, sono alcune delle grandi paure che prima o poi hanno colpito tutti noi, in particolare ansie che colpiscono gli anziani, soprattutto quelli che magari soffrono di patologie di qualche tipo.

Prima di preoccuparsi però bisogna sapere per bene cosa sia il battito per poter capire se un’alterazione del suo ritmo sia sintomo e prova di un problema o meno.

Quando i battiti del cuore sono nella norma 

“La frequenza cardiaca  – spiega il Prof. Valerio Sanguigni, Professore Aggregato Università di Roma Tor Vergata e Consulente Cardiologo presso la Clinica Madonna delle Grazie, Roma – corrisponde al numero di battiti che il cuore ha in un minuto. Normalmente, un cuore sano ha una frequenza cardiaca con un range pari a 60/80 battiti al minuto con una media di 70/75. Al di sopra dei 100 battiti al minuto si parla di tachicardia, di fatto quando il cuore batte più veloce del solito; al contrario, al di sotto dei 50/60 battiti al minuto si parla di bradicardia che indica quando il cuore va piano. Questi fenomeni, tachicardia e bradicardia, possono anche essere fisiologici; ad esempio, se si compie uno sforzo, o si corre per raggiungere l’autobus in corsa, o ancora si sta facendo una passeggiata camminando speditamente, il cuore aumenta i battiti diventando tachicardico per compensare la richiesta di sforzo e l’aumento di ossigeno. Allo stesso modo, nel soggetto sportivo, che esegue regolarmente un’attività cardio, spesso la frequenza tende ad essere bradicardica perché il cuore è più allenato. Che cosa succede però con l’andare degli anni? La frequenza cardiaca tende a ridursi quando una persona invecchia perché il cuore spesso tende a diminuire il suo battito. Se questo rallentamento, che per certi versi è fisiologico, supera certi valori, può diventare però patologico. La patologia però subentra, in caso siano presenti alcuni sintomi che possono essere correlati alla riduzione dei battiti. Se ci si spinge al di sotto dei 50 battiti (ad esempio si arriva ai 45) e compaiono dei sintomi come persistente stanchezza, fatica fisica o fiacchezza quotidiana, o ancora disturbi più importanti quali vertigini, sbandamenti, instabilità o addirittura perdita di coscienza*, probabilmente si è in presenza di un’eccessiva bradicardia, ossia di un cuore che va troppo piano o ha dei blocchi atrioventricolari. In questo caso si assiste ad una patologia di tipo aritmico. Se consultando il cardiologo viene diagnosticata un’eccessiva bradicardia associata ad un’eccessiva stanchezza o ai sintomi prima di indicati, occorre procedere con un esame più specifico rispetto al normale elettrocardiogramma, il cosiddetto Holter cardiaco (Holter ECG) o elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore. Per mezzo di una scatoletta, da tenere addosso per 24 ore continuative, durante la normale routine quotidiana, è possibile registrare, giorno e notte, i battiti cardiaci. Tramite l’Holter è possibile verificare se il cuore va troppo piano o addirittura se ci sono delle lunghe pause, anche di secondi. In quest’ultimo caso, sarà necessario intervenire con l’impianto di un pacemaker, un elettrostimolatore cardiaco sottocutaneo, di solito di dimensioni contenute, che viene introdotto in anestesia locale, con il soggetto sveglio, nel corso di un’operazione che si conclude velocemente. Quando il battito cardiaco scende al di sotto di una frequenza limite “pericolosa” il pacemaker entra in funzione stimolando il cuore e facendolo battere”.

Frequenza cardiaca ridotta, che fare

“Il soggetto anziano – continua il Prof. Valerio Sanguigni –  che fisiologicamente avrà una frequenza cardiaca minore, dovrà effettuare dei controlli regolari, sottoponendosi all’elettrocardiogramma, per verificare un’eventuale bradicardia e/o la presenza di blocchi; poi, dovrà indagare con maggiore scrupolo se sono comparsi sintomi prima assenti. Nel caso in cui il paziente sia sintomatico, sarà necessario richiedere un esame Holter”.

Aritmie, quali altri fenomeni

Dal punto di vista della frequenza cardiaca, esistono anche altre forme aritmiche. Ad esempio le tachiaritmie, che spesso non sono diagnosticate. È il caso della fibrillazione atriale, aritmia piuttosto frequente nei soggetti al di sopra dei 65/70 anni di età. È fondamentale diagnosticarla perché in questa aritmia, in cui il cuore batte più rapidamente e in maniera irregolare, si possono in seguito formare dei trombi e/o degli emboli che, se raggiungono il cervello, possono dare luogo a fenomeni di ischemia cerebrale. Per questo è importantissimo sottoporsi a dei controlli cardiologici periodici che permettono di discriminare la presenza di aritmie più complesse.

Aritmie, prevenzione e controlli. Che fare

È un dato statistico: con la tarda età alcune patologie aumentano di intensità, quindi fare dei controlli cardiologici regolari è di aiuto. Per esempio, una delle patologie più frequenti dopo i 65 anni è l’ipertensione arteriosa. Si calcola che in Italia il 60% della popolazione sopra i 60/65 anni sia iperteso e, purtroppo, molte di queste persone non sanno nemmeno di esserlo. Un controllo regolare dal proprio medico di base o dal cardiologo al fine di misurare la pressione ed eseguire l’elettrocardiogramma è di assoluta importanza.

Aritmie, quando si deve andare dal medico

Molto dipende sia dall’età sia dalla presenza di fattori di rischio. Superati i 65 anni di età bisognerebbe almeno una volta l’anno fare l’elettrocardiogramma. Però, se il soggetto soffre di pressione alta oppure ha avuto in precedenza un infarto o un’ischemia cerebrale, questi controlli dovranno essere più frequenti. Nei soggetti affetti da patologie o in caso di disturbi gravi e improvvisi il controllo dovrà invece avvenire ogni sei mesi.

Attività fisica, la sua importanza

L’attività fisica è sempre consigliata in quanto protegge da alcune malattie e favorisce l’ossigenazione del cuore. Il movimento è da considerarsi alla stregua di una vera e propria terapia contro l’invecchiamento e, in generale, contro le malattie cardiovascolari. A 75 anni, un’attività fisica sana è la camminata. Non è necessario correre, poiché la corsa determina un notevole sforzo sul cuore. Invece, camminare quotidianamente, percorrendo 4/5 chilometri a passo normale e/o sostenuto rappresenta un’ottima attività fisica. Per chi preferisce andare in palestra, via libera a tapis roulant, bicicletta e corsi di ginnastica dolce. Naturalmente, ogni attività fisica dovrà essere seguire i debiti controlli e una visita cardiologica con elettrocardiogramma onde evitare che ci siano delle patologie non diagnosticate in precedenza.

Il fattore ereditarietà

L’ereditarietà ha una incidenza alta in caso di infarti e ictus verificatisi precedentemente in famiglia. Nel caso delle aritmie, questa incidenza non è così rilevante. I controlli regolari permettono comunque di prevenire qualsivoglia problematica.

I danni del fumo

Essere dei fumatori è determinante nello sviluppo di patologie cardiovascolari, coronariche o cerebrali già presenti ma non diagnosticate. Ciò perché il fumo è uno dei principali fattori di rischio ed è anche strettamente correlato all’aumento dell’aterosclerosi e, quindi, dell’infarto e dell’ictus. Il soggetto fumatore spesso ha già una patologia ma ignora di averla. La prevenzione è fondamentale anche a 70 anni, a maggior ragione perché occorrono accertamenti soprattutto se nella propria quotidianità è presente un fattore di rischio come il fumo. 

Patologie cardiovascolari | Terza età
Salute

Redazione Autore

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