Agrumi

Demenza senile: più agrumi nella dieta aiutano la prevenzione

Consumare agrumi ogni giorno può essere d’aiuto dopo i 65 anni per ridurre di almeno il 15% il rischio di andare incontro a demenza senile. A suggerirlo è uno studio condotto alla giapponese Tohoku University e pubblicato dall’autorevole British Journal of Nutrition, secondo il quale il benefico effetto di arance, pompelmi, limoni, mandarini & Co. è dovuto al loro alto contenuto in flavonoidi.

Il metodo di ricerca

Il team di scienziati guidato dai professori Yasutake Tomata e Ichiro Tsuji è partito dai dati raccolti dal “The Ohsaki Cohort 2006 Study” e riguardanti le abitudini non solo a tavola di 49.603 soggetti “over 65” (22.438 uomini e 27.165 donne) che risiedevano a Ohsaki City, nel nord-est del Giappone, al 1° dicembre 2006. Nello specifico, di quel gruppo i ricercatori della Tohoku University sono andati a considerare i 13.373 anziani ancora in vita nel 2012, per vedere quanti di loro avessero sviluppato una forma di demenza senile e che tipo di correlazione si potesse stabilire con un’alimentazione più o meno ricca di agrumi sulla base delle informazioni raccolte sei anni prima. Informazioni sulla base delle quali i partecipanti allo studio erano stati suddivisi in tre distinti gruppi: quelli che consumavano arance, pompelmi, limoni e via dicendo non più di due volte a settimana; quelli che li mangiavano 3-4 volte la settimana; quelli che li inserivano quasi ogni giorno nella loro dieta.

Le conclusioni dello studio 

Nell’analizzare e incrociare tutti i dati relativi ai singoli soggetti, alla Tohoku University hanno ovviamente tenuto conto anche di altri fattori di rischio come ad esempio lo stress psicologico, la presenza di problemi motori  o il manifestarsi di disturbi delle capacità cognitive. Inoltre, in merito alle stesse abitudini alimentari, i ricercatori hanno anche preso in considerazione le più articolate e per certi versi fantasiose correlazioni. Come per esempio nel domandarsi se non fosse possibile che soggetti con un punteggio più basso nei test intellettivi consumassero meno agrumi… scoprendo poi dalla valutazione del gruppo opposto (cioè dei soggetti con il punteggio più alto negli stessi test) che in realtà non c’erano differenze significative.

Comunque intelligente – hanno però stabilito in Giappone – è la scelta di mangiare abitualmente questi frutti, che anche se non possono scongiurare del tutto la demenza senile, contribuiscono comunque a difendere il cervello dalla malattia. Una conclusione suffragata da alcuni esperimenti, compiuti su cellule e cavie, che hanno certificato come i flavonoidi contenuti in arance & Co. riescano ad attraversare la barriera emato-encefalica per poi andare a svolgere un’efficace azione antinfiammatoria e anti-ossidante (quindi anti-invecchiamento) sulle cellule cerebrali.