Demenza Sessualita

Demenza senile e sessualità: se l’anziano fa avances al familiare caregiver

Quando la demenza senile raggiunge le sue fasi più avanzate, non è raro che l'inibizione dell'anziano venga meno, inducendo soprattutto gli uomini, ma anche molte donne, a lasciarsi andare nei confronti dei familiari caregiver a commenti e comportamenti inerenti la sfera sessuale che possono indurre forte imbarazzo.

Non una pulsione, ma l’espressione di un disagio

“Questi atteggiamenti con una forte connotazione sessuale, a volte accompagnati da termini scurrili e gesti considerati osceni, non sono tuttavia da considerare un sintomo di perversione”, sottolinea la dottoressa Laura Rivolta, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa a Milano e Rho. “Avere ben presente questo concetto è il primo passo per riuscire ad affrontare al meglio questa situazione spiazzante per il caregiver, ancor di più se si tratta di anziani che per ragioni anagrafiche e culturali hanno sempre evitato anche solo di parlare di certi argomenti. Questo inaspettato comportamento, che può presentarsi sotto forma di vere e proprie avances come di turpiloqui, non dipende insomma da una mera pulsione sessuale, ma è invece la conseguenza di un inconsapevole disagio interiore collegato alla malattia”. 

Come deve reagire il caregiver

Anche se in alcuni casi la situazione può risultare addirittura scioccante per il caregiver, la reazione richiesta è sempre quella di una tranquilla compostezza. “Governare la propria emotività non è certo facile sul momento”, commenta la dottoressa Laura Rivolta, “ma in realtà bisogna proprio riuscire a controllare le proprie reazioni, evitando i metodi coercitivi. Come riuscirci? Il mio consiglio è quello di sforzarsi proprio in quei momenti di dividere il ricordo che si ha del proprio caro dalla sua condizione attuale, di cui non è di fatto responsabile e che lo porta a fare e dire cose di cui non è cosciente”. 

L’errore più grande è allora quello di pensare che si tratti di un lato del carattere dell'assistito che emerge per via della malattia: al contrario, il suo inatteso comportamento va visto come una reazione a una situazione di angoscia che va attenuata. “Ecco allora che rimproveri e divieti non solo sarebbero inefficaci, ma anche dannosi, perché aumenterebbero solo il grado di stress”, prosegue la psicologa e sessuologa. “Va invece messa subito in atto un’opera di distrazione dalla situazione che si è venuta a creare. Sulla base della conoscenza del soggetto e dell’esperienza di assistenza quotidiana, il caregiver conosce sicuramente quali argomenti ed eventi sono considerati piacevoli dall’anziano e deve allora portare la sua attenzione su uno di questi, facendo cadere nel vuoto tutto il resto. Certo non è una soluzione definitiva, perché anzi va messa in atto ogni volta, ma è l’unica che permette di gestire la situazione, evitando che degeneri e magari vada addirittura a compromettere il rapporto tra il caregiver e la persona cara assistita”.