Terapie non farmacologiche: cosa sono e quando utilizzarle

terapie
14 Dicembre 2022

Malattie, patologie, la medicina e la scienza offrono e lavorano per cercare cure e soluzioni a qualsiasi tipo di problema per la nostra salute. Sostanze naturali e/o chimiche vengono studiate e miscelate per creare nuovi e sempre più efficaci farmaci. Ma questa non è l’unica arma nelle nostre mani per combattere malesseri, sintomi, problemi di questa e quel malessere. Ci sono infatti terapia la cui efficacia oramai è comprovata che non hanno nulla di chimico; si tratta delle cosiddette «terapie non farmacologiche».

 

Cosa sono le terapie non farmacologiche? 

Per Terapie non Farmacologiche si intendono tutti quei gesti, azioni, attività che migliorano lo stato fisico e soprattutto mentale di un malato. Attività studiate da anni e sulla cui efficacia non ci sono più dubbi. Va ricordato che le terapie farmacologiche per lo più non aiutano a «guarire» ma di sicuro possono rallentare il decorso di una malattia, limitarne gli effetti ed i sintomi, migliorare l’umore ed il benessere psicologico.

 

Terapie non farmacologiche: quando servono? 

Le terapie non farmacologiche intervengono soprattutto sulla sfera mentale e psicologica di una persona. Questo quindi capite bene che va al di là della malattia che colpisce un individuo. Le varie patologie, anzi, diciamo pure tutte le patologie spesso portano con loro un peggioramento dello stato d’animo che può arrivare all’isolamento ed alla depressione. È qui che le terapie non farmacologiche mostrano tutta la loro efficacia.

Quali sono le terapie non farmacologiche 

Ci sono diversi tipi di terapie non farmacologiche. La più famosa, forse la prima, è la Pet Therapy, cioè il rapporto e le attività con gli animali, domestici e no. C’è poi la musicoterapia, l’ortoterapia (che riporta al contatto con la natura) e persino la doll therapy (la cosiddetta terapia della bambola); poi altre rivolte soprattutto a patologie legate al decadimento cognitivo come la cosiddetta Validation, la stimolazione Basale e lo Snoezelen, un’attività multisensoriale.

 

Pet therapy 

La terapia non farmacologica più famosa, forse la prima e di sicuro la più utilizzata è sicuramente la Pet Teraphy, cioè la terapia che si effettua con gli animali. I primi coinvolti sono ovviamente quelli domestici: cani e gatti fanno sempre più parte delle nostre vite. Una pratica talmente conosciuta ed utilizzata da essere regolamentata dall’Istituto Superiore di Sanità: «Numerose evidenze scientifiche dimostrano le potenzialità dell’impiego degli animali come strumento di cura, in particolare negli ospedali e nelle case di riposo per anziani, strutture in cui le persone sono separate dall’affetto e dal supporto dei propri cari. La presenza di un animale agisce come un “rompighiaccio”, offre argomenti di conversazione e, in ultima analisi, stimola la comunicazione e le relazioni sociali.

Anche nel caso di persone affette da disturbi dello spettro autistico, che presentano difficoltà a comunicare e interagire con gli altri, l’introduzione di cani nelle sedute terapeutiche ha avuto effetti incoraggianti: rapido miglioramento del livello di attenzione e della frequenza delle interazioni sociali, sia verbali sia non verbali, e riduzione delle stereotipie comportamentali, cioè di quei movimenti ripetuti senza apparente scopo che spesso caratterizzano il disturbo».

 

Musicoterapia 

La musica è emozione; la musica fa piangere, la musica fa ridere, fa cantare insieme. Le emozioni che passano delle note e dal loro ascolto sono uno stimolo potentissimo. Da questi punti di partenza è nata una vera e propria scienza, con studi internazionali, che hanno portato la musicoterapia a livelli molto elevati.

 

La musicoterapia può migliorare la salute dei pazienti a diversi livelli, facilitando il raggiungimento degli obiettivi di trattamento. L’esperienza musicale può influenzare, infatti, molteplici ambiti, come le funzioni cognitive, le capacità motorie, lo sviluppo emozionale, le abilità sociali e la qualità della vita.

 

La musicoterapia può essere applicata alla gravidanza, all’insegnamento scolastico o alla terapia in reparti di medicina oncologica, palliativa e geriatrica. A seconda del caso, le modalità di approccio di questa disciplina sono diverse e possono prevedere, ad esempio, l’ascolto di brani, l’esecuzione con strumenti, la libera improvvisazione, il canto, la danza o il movimento.

 

Ortoterapia 

Il contatto con la natura, l’aria aperta, avere un impegno e vederne i risultati. Questi sono i principali fattori che avvicinano sempre più persone all’agricoltura. Ma anche la medicina si sta interessando a questo trasformando questa attività in una cura: l’ortoterapia. Piantare, seminare, seguire la crescita di un ortaggio o di un fiore ha infatti benefici sulla salute psicofisica di diversi malati.

 

Lavorare all’aria aperta, sotto il sole porta al corpo dei benefici dovuti alla maggior produzione di vitamina D; inoltre migliora l’umore abbassando i sensi di ansia e stress che un malato è portato ad avere. È stata poi riscontrata la diminuzione dell’irritabilità con tendenza al buon umore, aumento della resistenza allo stress, la crescita dell’autostima e l’aumento della pazienza, la regolarizzazione della pressione sanguigna, del battito cardiaco e del respiro.

Lavorare la terra soprattutto porta ad allontanare i pensieri negativi, a rilassare la mente e il corpo e a prendere responsabilità verso gli esseri viventi che stiamo coltivando.

 

Bisogna sempre farlo con coscienza, senza esagerare negli sforzi soprattutto per le persone molto anziane e malate.

 

Validation 

Come comunicare con un anziano malato molto disorientato? Una domanda complessa ma fondamentale per i caregiver a contatto con soggetti sofferenti di Alzheimer, o demenze molto avanzate. Spesso una cattiva comunicazione provoca inasprimento dei rapporti ed un peggioramento della qualità della vita.

 

Negli Stati Uniti, 40 anni fa, è nata questa nuova pratica denominata appunto “validation”, dal verbo to validate (traduzione: dare valore) e insegna, quando ci troviamo di fronte a un malato di Alzheimer, a non cercare soluzioni a quello che dice o cerca di dire, ma ad ascoltare e dare valore ai suoi sentimenti.

 

Fondamentale nel metodo validation dell’Alzheimer è l’empatia, il che significa riconoscere e rispettare il disorientamento della persona, anche quando è privo di logica. Al contrario la persona può arrivare a percepire come “ostico” anche un familiare che non imparando a comunicare si limita a ripetere ordini e giudicare.

 

Stimolazione basale 

Questa terapia è rivolta a persone che per diversi motivi hanno una pesantissima compromissione del proprio fisico. Si cerca quindi di recuperare non solo mobilità ma anche benessere psicofisico.

 

Concettualmente questa terapia parte dall’idea che ogni persona dispone di competenze basali e capacità di interazione e quindi di sviluppo autonomo, che va sostenuto e accompagnato, qualunque sia la sua condizione.

Per scoprire quindi il proprio corpo ed in qualche modo se stessi vengono introdotti degli stimoli come il colore, il suono ma soprattutto attraverso il contatto fisico per dare modo all’individuo di riappropriarsi di parte della propria identità.

 

Snoezelen 

Questa terapia nasce in Olanda (il suo nome deriva dall’unione di due verbi: annusare e sonnecchiare) negli anni ‘70 e punta a stimolare tutti i sensi per cercare di migliorare le capacità non solo sensoriali ma complessive di anziani malati. Di fatto si tratta di stanze in cui vengono messe assieme diverse terapie non farmacologiche: la musica, le luci, i colori, i profumi. Tutto miscelato in appositi locali dove la persona perde quello stato di stress e tensione che invece rischia di trovarsi davanti a stimolazioni per certi versi “imposte”

 

Doll therapy 

Se pensate che la Doll Therapy sia semplicemente «giocare» con le bambole vi state sbagliando di grosso. Avere a che fare con una bambola per certe persone con problemi cognitivi non è un gioco; è molto di più con benefici evidenti,

 

Il primo effetto è la riduzione dello stato di agitazione, dell’aggressività e degli stati di ansia in generale. Difatti, concentrare le proprie attenzioni sulla bambola e assumere atteggiamenti di dolcezza e affetto permettono al malato di rilassarsi. 

Ci sono inoltre benefici anche sull’alternanza sonno-veglia, limitando l’insonnia.

 

Utilizzare una bambola riporta al risveglio di ricordi piacevoli. Se l’anziano in questione è genitore o ha avuto occasione in passato di prendersi cura di un bambino, il gesto di cullare la bambola cantandogli una ninna nanna può riportare alla mente emozioni e sensazioni legate a un momento felice della sua vita.

 

Aromaterapia 

C’è invece qualcosa di “chimico” nell’aromaterapia. Una pratica olistica in cui si utilizzano oli essenziali di diverse sostanze naturali: radici, foglie, essenze. Sostanze che liberate nell’aria e assimilate respirando agiscono sui recettori ormonali e sui neurotrasmettitori, amplificando sensazioni e migliorando non solo l’umore ma il benesse generale.

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