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Diabete nell'anziano: come affrontarlo

Una malattia in crescita ma che si può gestire con alcuni consigli, la formazione del paziente e la medicina

I numeri parlano chiaro. In Italia le persone colpite dal diabete aumentano. Ed in maniera sensibile. Se nel 2000 erano infatti circa 650 mila nel 2015 sono di fatto raddoppiate, arrivando ad 1,3 milioni di soggetti. E di questi il 65-70% ha più di sessantacinque anni.

Si tratta quindi di una malattia che colpisce soprattutto gli anziani.

Questo però non significa che gli anziani siano più soggetti al diabete rispetto alle persone più giovani. Per questo i medici tendono a dividere in due macro categorie le persone colpite dal diabete: ci sono i cosiddetti “pazienti colti”, coloro che hanno scoperto la malattia in età giovanile o adulta e quindi sanno benissimo come gestirla, viverci, combatterla dato che lo fanno da anni.

Ci sono poi le cosiddette “neo diagnosi” cioè quei soggetti che vengono colpiti dal diabete nel pieno della Terza età; persone che devono quindi imparare da zero cosa significhi e come si vive con questa patologia.

“La prima cosa da fare per queste persone - spiega il Prof. Raffaele Antonelli Incalzi geriatra della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria - è scoprire quali siano state le cause scatenanti. Ci sono casi in cui ad esempio sottoporsi ad una cura steroide per un’altra patologia abbia dato il via libera al diabete. Oppure l’inizio può essere legato ad un aumento di peso improvviso, alla riduzione drastica dell’attività fisica o ad un cambio radicale dello stile di vita. Ci sono poi casi in cui anche soffrire di infezioni croniche può scatenare il diabete”.

Si tratta perciò di una situazione che interessa molte persone, che richiedono di essere trattate in modo adeguato per contrastare le complicanze e per ottenere una buona qualità della vita, nonostante la presenza del diabete, considerando anche il fatto che in media hanno potenzialmente davanti a sé ancora parecchi anni da vivere. L’aspettativa di vita infatti per un 65enne colpito da diabete è di oltre 15 anni. I medici e la farmacologia quindi stanno lavorando in comune accordo per cercare di mantenere alta e senza grosse limitazioni, proprio la qualità della vita

Diabete negli anziani: che fare

“L’approccio dietetico e l’attenzione alimentare sono fondamentali - prosegue il Prof. Antonelli Incalzi - In questi anni però da questo punto di vista la medicina è arrivata ad una visione meno restrittiva e decisamente più libera di una volta. I carboidrati complessi, come il pane e la pasta, alla base della dieta mediterranea e dell’alimentazione classica degli italiani, se prima erano proibiti oggi vengono concessi nella giusta proporzione che varia da soggetto a soggetto anche a seconda della terapia farmacologica cui sono sottoposti. Di pari passo bisogna agire sull’attività fisica che non deve mancare mai. Un’attività leggera ma quotidiana. Eventuali picchi di prestazione o un giorno di riposo possono incidere sull’equilibrio glicemico. Prestare poi attenzione allo stress ed alle variazioni dello stile di vita, come i disturbi del sonno o persino le infezioni banali, come una semplice cistite, che è in grado di aumentare la glicemia in maniera importante”.

Dietro ai consigli pratici però per affrontare il diabete, soprattutto negli anziani che ne vengono colpiti per la prima volta, servono altri due fattori: consapevolezza e istruzione.

“Bisogna istruire il paziente - conclude il Prof. Antonelli Incalzi - su come affrontare, gestire il diabete restando lontano dai pericoli. Bisogna che il medico fornisca anche informazioni di base sui farmaci e l’alimentazione. Ad esempio, se una sera la persona non mangia deve sapere come regolarsi con il medicinale da assumere. Una conoscenza ancor più importante per quegli individui che convivono con altre patologie magari tipiche della terza età e quindi con una seconda terapia farmacologica. Per fortuna oggi, rispetto al passato, abbiamo farmaci talmente differenziati che il “tailoring” è davvero sostenibile. Ad esempio con l’insufficienza renale, spesso in passato una grossa problematica che limitava la scelta della terapia, e che invece oggi è stato quasi del tutto superato”.