«Il bello della musica classica è che rispecchia il ritmo della vita». Pianista, maestro, docente, membro del CdA della Scala di Milano, Nazzareno Carusi comincia da qui per cercare di spiegare quale sia il (fortissimo) legame che lega gli anziani alla musica classica.

Una passione che alcuni si portano dietro dalla gioventù ma che per la maggior parte dei casi cresce con il passare degli anni.

«Pensate – continua il maestro Carusi – al ritmo del nostro cuore. Non è mai lo stesso, non è quello di un metronomo, regolare. Il cuore varia, accelera, si placa. È probabilmente questa la ragione per cui la musica classica si trasforma in un abbraccio su tutto quello che è stata la vita prima, con le bellezze e le brutture, con i momenti di riflessione su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato oppure su quello che si credeva potesse essere terribile ed invece si è scoperto essere un successo».

La musica non solo come passatempo, ma come compagna di viaggio, del tempo

«La musica leggera non ha un valore minore come ispirazione, basti pensare ad esempio ai Beatles, è la stessa dei grandi geni della musica classica ma c’è una gorssa differenza – spiega il maestro Carusi – nella musica leggera questa scintilla porta a brani di pochi minuti, tre, quattro. Nella musica classica diventa un’esplosione capace di durare ed emozionare anche per un’ora ed oltre»

 

Ma perché la musica classica colpisce ed è così amata dalle persone della Terza età?

«Tutto merito della sua bellezza – prosegue Carusi – La bellezza consiste nel fatto che se anche non viene capita, letta da chi la ascolta è in grado di arrivare diretta al cuore, come tutte le passioni che ad una certa età si è imparato a conoscere, distinguere ed apprezzare. Anche nella sua quotidianità che ha sempre qualcosa di straordinario, che ci sorprende. È proprio quanto accade in una partitura, dove l’eccezione allo spartito resta quel sussulto del cuore che colpisce il cuore e che ricordiamo. E quando ci torna in mente ci pervade di quello stesso sentimento amplificato oppure reso meno doloroso e pungente dalla lontananza».

 

Cosa la colpisce di più di questo possiamo definirlo «amore tardivo»?

«Beh, la prima cosa è che è davvero belle vedere come sempre più persone anziane vogliono dedicarsi proprio in quel momento della loro vita allo studio di uno strumento musicale e a lui dedicano tutta l’anima. Come ci sono molti che riscoprono un antico amore per una musica o uno strumento con cui hanno condiviso tempo in gioventù ma che poi la vita li ha portati diciamo così a separarsi. Ma poi ecco che torna il bisogno, un bisogno di affetto verso un oggetto amato».

 

Quindi non solo ascoltatori, e consumatori. Addirittura musicisti…

«La musica classica è una carezza per l’anima, carezza ancor più calda e piacevole se creata dalla nostra stessa mano. Questo è quello che vedo. 

 

Una musica quella classica della vita, del cuore

Certamente la caratteristica che la musica in generale ha, compresa la musica leggera, il di più che ha è che è capace di un discorso svincolato dalla parola. La musica strumentale, Schubert, Bach, Beethoven sono discorsi che i suoni con la loro architettura elaborata e condotta, trasformata dalle varie epoche della storia, questi suoni senza le parole esprimono forse più di quello che le parole stesse sanno fare. Il suono evoca un mondo che la parola forse non riesce a contenere. E questo quando la vita comincia a declinare e l’orizzonte comincia a scendere la musica classica è una sorta di balsamo che nessun’altra musica o suono riesce ad avere con così tanta capacità di commozione, consolazione, vigoria e ricordo. Soprattutto apre ad un futuro che di fatto è più lungo di quello che l’età stessa farebbe pensare. L’ascolto di una sinfonia di Beethoven è come uno sguardo proiettato sul futuro che ci vede ancora protagonisti anche se non non ci dovessimo arrivare»